giovedì 2 febbraio 2017

Resta la polvere di Sandrine Collette. Traduttore: Alberto Bracci Testasecca (E/O)



Nella steppa patagonica battuta dal vento, tra sassi, polvere e cespugli riarsi, la vita è spietata e segue i ritmi delle mandrie da spostare a seconda delle stagioni, della tosatura della lana, degli accoppiamenti e delle macellazioni. Quando Rafael viene al mondo la fattoria è già un inferno: il padre se n’è andato per sempre; i fratelli maggiori, gemelli forti e prepotenti, odiano l’ultimo arrivato e lo maltrattano; l’altro fratello, Steban, è semiritardato, e la madre, rozza e avara, tiene insieme questa famiglia di disperati con tirannica autorità e, quando serve, col sangue. È lei il capo assoluto, sotto di lei i gemelli, sotto di loro Steban, detto lo scemo, e sotto tutti gli altri Rafael, detto il piccolo. Questa situazione di violenza quotidiana subisce un’impennata quando il piccolo, ormai quattordicenne, seguendo le tracce di due cavalli fuggiti si imbatte in un bandito in fuga, ferito e carico di soldi, che gli muore sotto gli occhi. Rafael torna all’estancia con il denaro, convinto che servirà a far uscire la famiglia dal suo stato di povertà e fatica e di conseguenza a far cessare la violenza di cui sembra intrisa. Ma succede esattamente il contrario: la madre si impossessa dei soldi e li nasconde in un posto introvabile, e alla violenza esplicita di botte e risse si aggiunge una violenza sorda fatta di rancore e invidia di cui Rafael è il primo a fare le spese. È l’inizio del precipitare degli eventi, una guerra combattuta a colpi di astuzia e di brutalità che precipiterà la famiglia in una spirale di distruzione. Un noir che mescola il Sepulveda più cattivo e il western esistenziale di Cormac McCarthy.

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